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MINACCE DALL’ISIS: “SIAMO A SUD DI ROMA”. LA FARNESINA ORDINA IL RIENTRO DEGLI ITALIANI IN LIBIA E SOSPENDE LE ATTIVITA’ DELL’AMBASCIATA ITALIANA A TRIPOLI

Il Ministro Gentiloni
Il Ministro Gentiloni

Un video diffuso da un gruppo di jihadisti dal titolo “Un messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce”, che mostra la decapitazione su una spiaggia libica di ventuno copti (egiziani cristiani) rapiti a Sirte tra la fine di dicembre e gennaio e un messaggio inequivocabile diretto a Roma: “Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma, in Libia”. La Farnesina ha chiesto l’immediato rientro degli italiani – si parla di 150 – è stata chiusa “momentaneamente” l’ambasciata italiana a Tripoli e il personale fatto rientrare. La nave mercantile con gli italiani a bordo è partita da Tripoli via Malta e diretta ad Augusta, in Sicilia, scortata dalla Marina Militare e sotto la stretta sorveglianza aerea di un velivolo Predator dell’Aeronautica.
“La chiusura temporanea della nostra ambasciata è avvenuta in modo tempestivo e ordinato e di questo ringrazio i responsabili della Farnesina e delle altre amministrazioni che hanno collaborato all’operazione. La chiusura si è resa necessaria a causa del deteriorarsi della situazione in Libia” ha dichiarato in giornata sul sito della Farnesina il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni. “L’Italia rimane al lavoro con la comunità internazionale per combattere il terrorismo e ricostruire uno stato unitario e inclusivo in Libia, sulla base del negoziato avviato dall’inviato speciale dell’Onu Leon, al quale continuerà a partecipare il nostro inviato speciale Ambasciatore Buccino. Il peggioramento della situazione richiede ora un impegno straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità, secondo linee che il governo discuterà in Parlamento a partire dal prossimo giovedì 19 febbraio. L’Italia promuove questo impegno politico straordinario ed è pronta a fare la sua parte in Libia nel quadro delle decisioni delle Nazioni Unite”.

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